Ajahn Pichet Boonthumme
Maestro di Thai Massage o sedicente tale?

Ermanno Visintainer

Pichet o Pichest Boonthumme, un nome familiare a chiunque si sia recato nella terra dei sorrisi e dei massaggi per studiare, apprendere quest’antica, plurimillenaria tecnica legata al benessere e alla medicina tradizionale, il Nuad Borarn o Massaggio Tradizionale Thailandese.
Soprattutto per chi abbia soggiornato in quello che è ritenuto essere l’epicentro o – assieme a Bangkok, alias Krung Thep, la città degli Angeli, con il suo Wat Pho – uno dei due epicentri della diffusione del Nuad nel Paese, cioè la città di Chiang Mai, ove risiede il maestro in questione.
Volendo approfondire la ricerca e sbirciando sul web, cliccando questo nome, svariate sono le pagine ed i motori di ricerca intestatigli.
Entrando a caso in uno di questi – tassativamente in inglese[1], sebbene non ne manchi qualcuno in italiano - vi appariranno i volti estatici di persone, ignare emulatrici di Angelo, il boss affetto da una paralisi facciale e per questo soprannominato “Sorriso” dello storico film con Bud Spencer “Anche gli angeli mangiano fagioli”, le quali, onde supportare ed integrare il proprio Curriculum Studi, con sfrenato entusiasmo e profusione di aggettivi incensativi vi descriveranno la sublime esperienza trascorsa assieme al maestro Pichet Boonthumme.
Ora, al di là dell’esotismo in quanto tale e della sua visibilità in Thailandia o sul web, in merito alla qualificazione di questo personaggio mi permetto di avanzare qualche perplessità.
Avendo iniziato a praticare Massaggio Tradizionale Thailandese fin dall’inizio degli anni 90, vale a dire in un’epoca in cui in Italia esso era, non senza qualche allusione a sfondo moralistico, sinonimo di massaggio erotico o tutt’al più, stigmatizzato dai guru post-sessantottini di allora, riciclatisi nell’“alternativo” e reduci di qualche avventura on the road fino a Tokyo, come fratello minore dello Shiatsu. Avendolo inoltre insegnato, negli ultimi 17 anni, dall’Italia alla Nuova Zelanda, dalla Mongolia alla Thailandia, non me la sento proprio di attribuire a Pichet cotanta onorificenza.
Nel senso che maestro lo sarà pure, in quell’accezione di “maestro di vita” intesa da Wanna Marchi forse. Sarà anche maestro di massaggio thailandese – non lo nego – ma non certo di “Massaggio Tradizionale Thailandese” o Nuad Borarn. Parole queste, peraltro, profferite da lui stesso durante una lezione alla quale ho personalmente assistito.
Asserisco ciò in quanto questo fenomeno del grande seguito presso la sua, non troppo modesta dimora nella periferia di Chiang Mai mi incuriosiva.
Questo perché qualche anno fa scomparve il mio maestro Asokananda, leader internazionale di massaggio thailandese e pioniere della sua diffusione in occidente. Una figura certamente carismatica quantunque, a distanza di qualche anno dalla sua dipartita (24/06/2005), un po’ snobbata da alcuni suoi attuali istruttori, i quali, nonostante quando era in vita gli si attorniassero come mosche sul miele, oggi sovente lo ripudiano rammentandolo come eterodosso. Ebbene, da convinto avversatore del principio della formazione permanente, nel senso che, a mio avviso, una volta che si è maestri lo si è per sempre, da allora per saturazione non avevo sentito l’esigenza di rivolgermi ad altri, tuttavia, attratto dalla curiosità da una parte e dall’antidogmatismo che ho sempre abbracciato dall’altra, un giorno che mi trovavo a Chiang Mai decisi, con un amico, di assistere ad una lezione di Pichet.
Di Pichet ricordavo un video di inizio anni 90’ realizzato da Asokananda per i suoi corsi, reperibile parzialmente al seguente indirizzo:
http://www.youtube.com/watch?v=FJ4n5hFJQnA.
Ricordavo questo giovane Pichet, il quale in un pessimo inglese che nonostante gli anni di quotidiano insegnamento non ha migliorato, balbettando raccontava ad Asoka del modo in cui combinava meditazione e massaggio.

Asoka discussing herbal medicine with Pichet

Quantomeno nel video lasciava intravvedere una certa modestia mista ad imbarazzo. Peraltro il video di Asoka è anche quello che l’ha fatto uscire dall’anonimato. Oltre vent’anni dopo trovo un Pichet non troppo cambiato nell’aspetto ma che, a dispetto degli interminabili sermoni incentrati sul concetto buddhista di non-ipseità o anâtta, apparentemente non totalmente vissuti in prima persona, dinanzi ad un altare da far invidia a un tempio sul quale si devono porre le offerte floreali insieme ad una bustarella contenente gli 800 baht al giorno (circa € 20,00) che servono per accedere agli insegnamenti, similmente ad un predicatore invasato inveisce contro il mondo fenomenico o samsâra, non tenendo troppo conto delle convinzioni religiose dei molti allievi presenti.

Pichet Boonthumme

Altra cosa è l’insegnamento. Pichet non è in grado di parlare inglese se non farfugliandolo come nel video di Asokananda, pertanto spesso delega a qualche allievo anziano di madre lingua tale incombenza. Nel frattempo dorme.

Pichet sleeping

Inoltre, allorché fra gli allievi nota qualcuno che somaticamente non corrisponde a quelli che sono i suoi parametri estetici lo apostrofa dicendogli: “You are teacher of your body!”, un eufemismo per dire: “Che c….. vuoi fare col fisico che ti ritrovi? Passa un’altra volta!”. Come se egli possedesse la capacità di desumerlo dal movimento e dalla deambulazione altrui. Cosa anche possibile in teoria se non fosse per il fatto che appioppa agli altri una condizione dalla quale egli stesso non si è svincolato ed evoluto. Significativo è, in effetti, vedere come si muove: schiena rigida o incurvata, spalle alte, disarticolate, gambe spesso tese, ecc.! Un paradigma di scoordinazione.

Pichet_shoulder

Ovvero gli manca tutta quell’architettura, quell’armonia posturale che dovrebbe distinguere l’operatore autentico, prima del maestro, da quello giuntovi rocambolescamente. Pichet è privo di centralità, di assialità, di hara  come si direbbe nello Shiatsu. Tant’è che talvolta –come ebbi modo di vedere con i miei occhi– non riesce nemmeno a mantenere le posizioni di un trattamento senza contrafforte, senza sostegno esterno da parte di qualcuno.
Tanto per farsi un’idea generale vedasi http://www.youtube.com/watch?v=uJu4wN6LF6o oppure http://www.youtube.com/watch?v=VRlfZg7-jqM, .
Diciamo che – tanto per fare un paragone del tutto estemporaneo – raffrontando la coordinazione, l’assialità del movimento, la posizione delle spalle, dei gomiti, concomitanti con i movimenti dell’addome dell’ottimo PSY, alias Park Jae-sang, Pichet scompare, si volatilizza, si sospende nel nulla per diventare nulla, come canta Battiato. PSY è molto più centrato, si muove come un vero maestro di Tai Chi di forma Chen, per giunta! Tanto che non mi stupirei scoprire che lo sia davvero. “Chapeau!”, caro PSY.

Psy

Tai chi

Altro che grounding, come diceva una di quelle guru on the road di un corso che feci molti anni fa e che disprezzava il massaggio thailandese, altro che radici ben piantate nella terra.
Osservando Pichet non avrebbe avuto tutti i torti. Evidentemente, come con l’inglese, negli anni Pichet è cresciuto solo grazie alla sua notorietà ma non ha pensato di curare gli altri aspetti, se non i sermoni sulla non-ipseità e le sue nenie in lingua pali.
In definitiva, pur essendo abituati ad una certa cinematografia holliwoodiana che ci ha iniziato agli allenamenti del maestro Miyagi con la sua celebre frase “metti la cera, togli la cera”, definire Pichet un “maestro naïf” è la massima onorificenza gli si possa attribuire.
Dietro tutti questi aspetti, tuttavia, c’è altresì un discorso più profondo di carattere filosofico.
Ovvero Pichet è un riformatore del Massaggio Thailandese, è lui il Matsunaga[ 2] della situazione e non Asokananda, come aprioristicamente avevo scritto in un vecchio articolo[ 3]. Infatti, nel tentativo di definire Asokananda avrei dovuto utilizzare il termine rivisitatore anziché riformatore, perché lo stile di Asoka era essenzialmente uno stile del nord, puro Old Medicine Hospital anni 90’, magari integrato e razionalizzato, ma comunque mantenuto e rispettato.
Riprendendo il citato autodafé profferito da Pichet ricordo la sua critica al massaggio tradizionale thailandese, da lui ritenuto troppo “forte”, troppo “invasivo”.
Infatti, lo stile di Pichet non è tradizionale, tant’è che a vederlo da fuori perde uno dei suoi connotati fondamentali che sono il ritmo e la sequenza, acquisendo in discontinuità, staticità e in quell’elemento che piace particolarmente a certi operatori permettendo loro di addivenire alla fine del trattamento senza spremersi eccessivamente che si chiama “ascolto” del flusso energetico.
Sovrapponendosi così a quel polpettone spurio di tecniche orientali prese di qua e di là, medicina cinese riformata da Mao Tse-tung, elaborazioni personali e marketing statunitense, il tutto correlato ad un simbolismo itifallico-penetrativo che si definisce Shiatsu, ovvero “Pressione (penetrazione) delle dita”[ 4].
A mio avviso, rispetto al desiderio di ricevere un buon trattamento non c’è nulla di più demotivante che vedere questi operatori Shiatsu – come recentemente mi è capitato al Festival dell’Oriente di Massa Carrara – immobili come statue dell’omonimo marmo, con una mano appoggiata sul corpo del paziente, totalmente assorti, rapiti nell’“ascolto”. Che ci sarà poi d’ascoltare? Fosse almeno il Gangnam Style!
Il massaggio di Pichet è comunque simile a questo e osservando un operatore formatosi presso di lui risalta subito all’occhio la differenza rispetto ad uno formatosi nel centro di massaggi più scadente ed anonimo di Bangkok o di Chiang Mai.
Tutto ciò significa rompere con la tradizione, inficiarne lo spirito, spezzare una continuità ininterrotta da 2.500 anni, omologare il nuad ad altre tecniche snaturandone l’essenza.
Pichet è null’altro che un “maestro naïf”, famoso come lo sono i gieffini, solo per il mero fatto di trovarsi sotto i riflettori, nonché per un dato anagrafico e tautologico: l’essere nato in Thailandia e praticare massaggio thailandese. Di per sé non politically scorretto come affermava il gestore di una spoglia ma simpatica Guest House di Chiang Mai, il quale sulla falsariga di detta proprietà transitiva rivendicava la sua innata idoneità all’insegnamento. Tuttavia che non conferisce automaticamente l’epiteto di Ajahn, ovvero Maestro, che in lingua thai possiede una connotazione tradizionale e religiosa.
Di sicuro se Pichet fosse nato altrove non avrebbe tutta questa visibilità, egli è nientemeno che un rappresentante della maschera e del volto dello spiritualismo contemporaneo, incensato da una tipologia di discenti incapaci di discernere l’una dall’altro. Di persone disposte a bersi qualsiasi idiozia, purché griffata thai. Di gente il cui giudizio sarà rettificato dal tempo, illuminandola di averlo investito in fuffa…
Ai posteri l’ardua sentenza!

[1] Lingua disarticolata e destrutturata in cui, per inciso, “comprendere” si dice “understand” ovvero “stare sotto”, mentre “signorina” si dice “Miss”, come dire qualcuno, privo, scevro, oppure a cui manca qualcosa. Una mancanza anatomica oppure eteroreferenziale?

[2] Shizuto Matsunaga e Wataru Ohashi sono i due profeti dello Shiatsu anni 80’-90’. Autori del libro Zen Shiatsu, Ed Mediterranee, Roma, 1986. Il Vangelo del “massaggio orientale” di quegli anni. Il primo, anche uno dei creatori dello stesso.  

MONGOLIA
Ermanno Visintainer

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