Ai Churek Oyun… come la luna nera

Etimologia della katana
20 Novembre 2020

Ai Churek Oyun… come la luna nera

Ai Churek Oyun
Ai Churek Oyun… come la luna nera

Ermanno Visintainer

Il mese scorso, domenica 21 novembre 2010, è improvvisamente venuta a mancare, in seguito ad un attacco cardiaco, ad appena 45 anni, con gli otto fili bianchi di purezza che – secondo la tradizione sciamanica tuvina – contraddistinguevano il suo tema astrologico, Ai Churek Oyun, la più nota sciamana della Federazione russa.
Originaria della Repubblica di Tuva, una provincia turcofona incastonata fra la Mongolia e la Siberia meridionale, la sua morte precoce ed inattesa lascia sgomente e confuse le innumerevoli persone che, oltre nella propria patria anche a livello internazionale, avevano avuto modo di conoscerla ed apprezzarla nel corso degli ultimi tre lustri.

Discendente da una potente stirpe di sciamani – come riportano Costanzo Allione e Anna Saudin nel suo profilo biografico intitolato “Ai-Tchourek…come la luna” –  il suo nome tanto icastico ed evocativo (Cuore di luna) le segnò il destino fin dalla nascita, preconizzando le sue facoltà sciamaniche di dominio sul tempo atmosferico. Uno dei motivi centrali e specifici dello sciamanesimo siberiano e turco-mongolo.

Costituito dalla parola Ay – luna e Čürek – cuore, il nome, diffuso – nella sua componente selenica – in tutto il mondo turcofono, dalla Yakuzia fino all’Adriatico (sia nella versione femminile sempre tuvina di Ayda – sulla luna, kazako-uiguro-uzbeca di Ay Gül– Rosa della luna e standardizzata maschile di Ay Han– Sovrano della luna) era dovuto – come scrive Allione – ad una notte di tempesta placatasi allorché uno spiraglio di luna alleviò il travaglio della madre, apportandole sollievo. Ed analogamente alla serenità e al tepore che essa infonde nel cuore dei cacciatori nella taiga, un’equivalente sensazione avrebbe suscitato nel cuore delle persone che le si sarebbero accostate.

Ai Churek OyunAi Churek divenuta famosa all’inizio degli anni Novanta per aver preso parte al I° Congresso Internazionale di Sciamanesimo tenutosi a Kyzyl, la capitale della Repubblica di Tuva, in cui ebbe modo di dimostrare le sue facoltà prodigiose, in seguito venne anche in Italia per prendere parte a forum internazionali e seminari.
Costanzo Allione ne produsse un eccellente documentario intitolato: Cuore di Luna, il mondo magico degli sciamani di TuvaWhere the Eagles fly, che sembra parafrasare il libro del grande studioso connazionale di Ai Churek, il prof. Monguš Kenin Lopsan, Magija Tuvinskikh Šamanov La Magia degli Sciamani di Tuva) oltre a descriverla in un paio di pubblicazioni.
Presidentessa dell’associazione sciamanica “Tos Deer” (Nove Cieli), nel maggio dell’anno scorso accoglieva sul suolo di Tuva il Tamburo sciamanico dei Sami, questa stirpe ugro-finnica del Nord-Europa, rimasta fedele alle antiche credenze animistiche. Definito anche “Tamburo del Mondo”, era partito da Oslo nell’ottobre del 2006 e faceva parte di un progetto internazionale di sensibilizzazione verso la sacralità della natura.

Questa sua improvvisa dipartita, a distanza di quasi dieci anni dal mio ultimo incontro con lei, scuote e rammarica anche me, generando un gorgo d’immagini e d’emozioni che irrompono nella mia mente.
Mi riporta istintivamente a quel primo seminario durante il quale la vidi per la prima volta, attratto dalla curiosità etno-linguistica. Ricordo il suono del suo tamburo rimbombare in me, inflessibile e catartico, smuovendo le energie più recondite ed ancestrali del mio essere. Poi verso sera mi sentii febbricitante e perciò mi accomiatai dicendole – domani non ci sarò, ho la febbre e voglio salutarti ora.

Questa non è febbre –  replicò – è il tuo debutto con lo sciamanesimo, se domani verrai, ti farò un trattamento! –. Evidentemente ciò a cui Ai Churek si riferiva era un prodromo di quello stato che il prof. Filippani Ronconi, studioso di tradizioni religiose – anch’egli scomparso di recente – definiva “autopirogenesi”: una manifestazione di tapas  o “calore magico”, “ardore ascetico”, in sintesi una forma di iniziazione. Dopo il trattamento la sensazione di febbre scomparve sostituita da un senso di benessere pervadente, quindi ebbi il modo di incontrarla ancora per molte volte.

L’ultimo ricordo che ho di lei è il suo viso sorridente allorché mi invitava a Tuva, una promessa che a causa delle vicissitudini della vita non sono mai riuscito ad esaudire e che a questo punto non potrò mai.
Cosa sarà successo? Al di là del mero dato fisiologico-meccanicistico, quale sarà stata la causa della sua morte?

Lo sciamanesimo non è una via devozionale, fideistica, bensì una via di conoscenza, secca, eroica, una via di contatto con poteri ed energie e pertanto anche intrisa di rischi e di pericoli. Lei ne era pienamente consapevole. Lo sciamanesimo non è fantasia – soleva dire – riferendosi verosimilmente a quelle rivisitazioni sincretistiche d’oltreoceano che ce lo propongono nella versione fai da te all’interno delle mura domestiche. Ma nel contempo non lo descriveva nemmeno come qualcosa di remoto ed irraggiungibile se non attraverso quelle fantomatiche iniziazioni regolari di cui parlava Guenòn nei suoi libri, accessibile solo a chi fosse nato in un determinato contesto; salvo poi eludere il tabù facendo leva su quel becero autoritarismo che scaturisce dalla presunzione accademica, se non peggio ancora dalla pecunia.
Il suo approccio era pragmatico ed aperto; universalistico si potrebbe dire.

Il decesso dunque? L’esito di una lotta fra sciamani? Quello Spirito con le corna della Montagna Rossa di uno dei racconti descritti da Allione, venuto a prendersi la sua vita? Chi lo può dire. Certo è che Ai Churek lascia un vuoto – credo – nel cuore di tutti quelli che l’hanno conosciuta.

Ai Churek lascia un vuoto – credo – nel cuore di tutti quelli che l’hanno conosciuta.

Ai Churek Oyun, che tu possa dimorare presso l’Eterno Cielo Azzurro,
l’Üzä kök Täŋgri
 delle steli dell’Orkhon o il Kök Deer,
il misericordioso Kaira Khan tuvini.
Ti incontreremo nei nostri sogni!

Note sull’autore:

Dott. Ermanno Visintainer Laureato in lingue e letterature orientali presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia. Turcologo, ha seguito corsi d’approfondimento in loco, di varie lingue, fra cui mongolo e cinese. Collaboratore scientifico di lingua e letteratura ciagataica per riviste specializzate nazionali. Ha avuto recensioni all’estero. È membro co-fondatore del Centro Studi Vox Populi www.vxp.it e della rivista VXP. Nato a Trento nel 1961, ha conseguito la laurea (Summa cum laude) in Lingue e Letterature Orientali, presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia nel 1998. Relatore in convegni internazionali in Turchia e in Kazakhstan, presso l’Università Eurasiatica “Lev Gumilëv” di Astana, ha pubblicato numerosi articoli inerenti alla turcologia e alla geopolitica su Linea Quotidiano, Officina, Il Borghese e su altre riviste. Membro dell’ASTREA (Associazione di Studi e Ricerche Euro-Asiatiche), è cofondatore e Presidente del Centro Studi “Vox Populi” per il quale ha partecipato alla stesura dei seguenti volumi: Imperi delle steppe – da Attila a Ungern Khan, con la pubblicazione Continuità epica nelle letterature della Mongolia: dalle Epigrafi dell’Orkhon alla Storia Segreta dei Mongoli (2008); Porte d’Eurasia con uno scritto dal titolo Il modello islamico turco, l’Europa e il grande gioco delle fonti energetiche (2009); La profondità strategica turca nel pensiero di Ahmet Davutoğlu con il saggio Le premesse filosofiche della “Profondità Strategica” di Ahmet Davutoğlu (2011). Nel 2010 ha realizzato la monografia Ahmed Yassawi: sciamano, sufi e letterato kazako.

erenvis@yahoo.it

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