I colori nella poesia di Ziya Gökalp

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I colori nella poesia di Ziya Gökalp

La dottrina dei colori nella poesia di Ziya Gökalp

di

Ermanno Visintainer

Già in precedenti scritti, accennando ad effluvi fotici, abbiamo fatto riferimento a correlate ierofanie, presenti nella letteratura dei Turchi e quella dei Mongoli[1].

Ziya Gökalp, poeta-filosofo e poligrafo d’inizio secolo scorso, un restauratore della cultura turca delle origini, in un componimento di genere epico e dal titolo evocativo: Ergenekon[2], versifica, attraverso toni prorompenti, questi motivi unitamente alla sua Weltanschauung dell’antica storia nazionale.

Posto che non analizzeremo per intero la poesia, le premesse su cui si fondano le formulazioni ivi contenute sono comunque suffragate da precedenti opere[3], così come da elementi mutuati dal tengrismo [4] e dallo sciamanesimo[5].

In Türk Töresi[6] (la Tradizione turca), una monografia sulla mitologia turca, egli, a dispetto di quanto si asserisce nel 黃帝內經 – Huángdì Nèijīng[7]il Canone di medicina interna dell’Imperatore Giallo, confuta la genesi cinese della dottrina dei cinque elementi o 五行– wǔxíng, che parrebbe risalire alla dinastia 周 -Zhǒu[8].

Gökalp sostiene che i Cinesi, ovvero il fondatore della dinastia 漢 – Hàn, 劉邦 – Liú Bāng, l’avesse assunta dalle concezioni sciamaniche dei turchi Tisin[9].

Riverberi di ciò, peraltro, si possono ancor oggi individuare in Mongolia, nelle aspersioni mattutine di latte, eseguite con il tradizionale цац-tzatz[10], verso le quattro direzioni dello spazio (дɵрɵв зүг – döröv züg) ove dimorano i corrispondenti spiriti o divinità[11].

A tale proposito Gökalp, ma non solo [12], ci riferisce di queste quattro divinità o signori (Khan), legati ai quattro punti cardinali: il Khan nero o Qara Khan a nord, il Khan rosso o Qïzïl Khan a sud, il Khan bianco o Aq Khan ad ovest e il Khan blù o Kök Khan ad est[13], oltre alle loro corrispondenze con i quattro animali araldici[14], i quattro mari, le quattro qualità cosmiche, i quattro elementi et alia.

Ovviamente, tutto ciò trova un perfetto parallelismo con i quattro imperatori o i quattro poli, 四极真人 sì jí zhēn rén, in rapporto con gli elementi e con gli organi interni [15], ampliamente sviluppatisi nel taoismo[16].

Invero, questa dottrina dei cinque elementi è stata anche parte di un rituale di corte ascrivibile alla dinastia degli 漢, 汉– Hàn:

“Si diceva che ciascuna dinastia dominasse in virtù di uno di questi elementi, e cadesse qualora l’elemento successivo avesse preso il posto di quello precedente” (…) “Sebbene tali innovazioni non siano mai state viste come modernizzazioni, bensì fossero attribuite ad antiche credenze, al tempo della dinastia Han, questa teoria fu integrata di un nuovo particolare. Ciascuno di questi elementi era controllato da un padrone celeste: Giallo, Verde, Bianco, Rosso e rispettivamente Nero”. “(…) Questi Quattro imperatori sono quello Bianco, quello Verde, quello Giallo e quello Rosso (…)” [17]

Venendo al componimento da noi tradotto: Ergenekontermine che, lo studioso Ögel glossa come “monte o passo impervio”[18]. Esso è un mito riportato dalla testimonianza dello storico persiano Rašiduddin nella sua opera, “Ğami-ut Tawarikh”, tramandato ai tempi della dinastia ilkhanide in Iran[19]. La leggenda in questione intreccia il destino dei Turchi con quello dei Mongoli, nel senso che entrambi se n’appropriano, sviluppandola poi nelle rispettive tradizioni letterarie. In essa sono contenuti due motivi simbolici di primaria importanza per l’etnogenesi mitica dei due popoli: il lupo e il fabbro.

Qui ne riportiamo i versi in cui essa viene a fondersi con la genealogia dei colori:

Biz Türk Han’ın beş oğluyuz. Noi siamo i cinque figli del Khan Turco [20].
Gök Tanrı’nın öz kuluyuz, Gli autentici servitori del Dio Cielo [21],
Beşbin yıllık bir orduyuz, Un esercito siam’ di mille lustri,
Turan yurdu durağımız! La patria Turan [22] è la nostra terra!
Ak ordumuz sola gitti, L’orda [23] bianca marciò verso occidente
Üç hakanlık te’sis etti, Di tre imperi pose le fondamenta
Med, Sümer-Akad, Hit’ti, Medi, Sumero-Accadi e Ittiti
Bu üç şanlı oymağımız! (…) Furono tre gloriose nostre stirpi [24]!
Gök ordumuz sağa vardı, L’orda cerulea si spinse fino a oriente,
Çin’i baştan başa sardı: La Cina da un capo all’altro avvolse:
Hiyong-no’lar bu Hanlar’dı; Di schiatta Hsiung-nu furon questi Khan [25];
Sed olmadı tutağımız! La muraglia non fu la nostra tenaglia!
Kara ordu gitti İskit L’orda nera avanzò, indi nella terra
Ülkesinde yaptı bir çit; dello Scita [26] ove eresse un riparo;
Attila ol, Şalon’a git, Attila sii, marcia fin a Chalan [27],
Sözü oldu adağımız! Il suo verbo fu il nostro avvertimento!
Kızıl ordu dağlar aştı, L’orda rossa valicò le montagne,
Efganlar’la çok şavaştı, A lungo combatté contro gli Afgani,
bir alayı Hind’e taştı, Un drappello si spinse fino in India.
Sind oldu bir ırmağımız! Diventò l’Indo un nostro fiume [28]!
Sarı ordu tekin durdu: L’orda gialla pacifica si mantenne:
Şehir yaptı, çiflik kurdu, Eresse città e fondò colture,
Uygurlar’ın bu iç yurdu Agli Uiguri questa patria interna
Kaldı ana toprağımız! (…) rimase, la nostra terra madre [29]!

Questo testo, sobrio e terso, privo di manierismi letterari[30], per quanto lievemente arcaicizzante, non appare altresì scevro da una certa retorica autoreferenziale. D’altro canto, va evidenziato il ben più marcato rilievo culturale, che talvolta, anche arbitrariamente, viene attribuito alle fagocitanti controparti. Peraltro, nella letteratura turca non mancano prefigurazioni, sia poetiche che in prosa, della stessa[31].

Il contenuto di questi versi si connette al leitmotiv dell’opera omnia gökalpiana, caratterizzata dalla contrapposizione del mito fondante la civiltà turca, sussunta a quella turanica[32], con lo stereotipo classico della civiltà occidentale, di matrice ellenica ed eurocentrica.

Nelle cadenze metriche di questa narrazione storica, Gökalp riesce a trasfigurarne l’essenza che diviene il veicolo evocativo di una Stimmung esclusiva, dai toni epici e struggenti, in cui si riverberano gli echi delle credenze animistiche provenienti dai vasti orizzonti delle steppe asiatiche per fondersi con i topoi della cosmologia cinese.

Il cromatismo delle orde s’avvicenda nella trama degli eventi che hanno scandito la storia universale, intrecciando i destini di varie civiltà, quasi conformandosi ai determinismi ciclici dei cinque elementi, 五行– wǔxíng, amalgamando cronaca, mito e etnogenesi in una sintesi che, sembra esulare dagli intenti dell’autore stesso, evidenziando quasi un inconsapevole ammiccamento apostatico a favore della cosmologia cinese.

Ed ancora, in un tristico della stessa antologia[33], Gökalp annota:

Kaşgar, Dehli, Pekin, İstanbul, Kazan, Kaşgar [34], Dehli, Pechino, Istanbul, Kazan [35]
Bu beş yerde vardı beş büyük hakan: In tali cinque sedi cinque furon grandi Khan:
Sarı, Kızıl, Gökhan, Akhan, Karahan Il Khan GialloRosso, Celeste, Bianco e Nero

Da questi versi traspare una sorta di parallelismo in cui il piano storico interseca quello metafisico in una sorta di macroscopico quanto inedito 風水 Feng Shui del tutto sui generis.

L’orda bianca avanzò verso occidente, l’azzurra ad oriente. Quindi l’orda nera a settentrione, quella rossa a meridione. Mentre, la fissità dell’orda gialla ne rappresenta l’epicentro. “La nostra terra madre”, come puntualizza Gökalp, che è anche il colore del corrispettivo elemento nella tradizione cinese.

Il dato storico che interseca il piano ontologico su cui sono situati i Khan dei quattro punti cardinali, si riferisce alle varie tendenze espansive contrapposte degli imperi delle steppe: da Maodun o Mete Khan [36] ai Turchi Celesti, estesisi dalla Corea fino al Mar Caspio [37], indi da Attila e dall’Orda d’Oro [38], che furono terre degli Sciti, fino alla dinastia Moghul [39] nel subcontinente indiano. Nella fattispecie, ci appare evidente la simmetria sia con il summenzionato rituale Hàn, di cui, peraltro si dice fosse ascrivibile ad antiche credenze, sia con gli assorbimenti fotici ed araldici propri delle tecniche meditative taoiste [40].

In una prospettiva più ampia potremmo postillare dicendo che, mentre i Turchi tradussero quest’ideale sul piano universalistico delle realizzazioni politiche, tant’è che sia loro che gli epigoni mongoli, si caratterizzarono per un certo eteroriferimento culturale, sovente assumendo l’eredità spirituale delle nazioni assoggettate. I Cinesi, si distinsero invece per un’opposta propensione all’omologazione, alla sinizzazione, concretizzando quest’ideale maggiormente su un piano filosofico o di politica interna da una parte, come parimenti su quello internazionale dall’altra, ma esclusivamente nel ambito dei commerci, la cui capillarità, oltre e ad essere una questione attuale, è menzionata fino nelle epigrafi dell’Orkhon [41].

Non scordiamo, inoltre, la simbiosi tra le due popolazioni, avvenuta al tempo della dinastie turco-cinesi 魏-Wei Tabgač, 唐-Tang e delle varie dinastie altaiche (Kitan, mongole e mancesi) avvicendatisi nella millenaria storia del Celeste Impero.

Tale punto di vista non è, altresì, esente da risvolti attuali, considerando gli impulsi e i moti sinergici, volti alla creazione di una nuova “İpek Yolu o Via della Seta” in funzione antiatlantista, che stanno attraversando l’intero continente eurasiatico.

L’Asia Centrale sembrerebbe destinata a riassumere il ruolo di asse mediano, nonché di fulcro di un diagramma geostrategico espandentesi verso le quattro direzioni, evocato e preconizzato dall’epica gökalpiana.

Ovviamente la complessità delle tematiche sviscerate necessiterebbe uno spazio, che ci promettiamo di trovare in altra sede.

 Dott. Ermanno Visintainer Laureato in lingue e letterature orientali presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia. Turcologo, ha seguito corsi d’approfondimento in loco, di varie lingue, fra cui mongolo e cinese. Collaboratore scientifico di lingua e letteratura ciagataica per riviste specializzate nazionali. Ha avuto recensioni all’estero. È membro co-fondatore del Centro Studi Vox Populi.

 Ermanno Visintainer Asokananda’s Authorized Teacher senior
Pergine ValsuganaTN, Italy
[1] http://www.waithai.it/files/pizzichi/pizzico_eej_khad_fotismi.htm

[2] Ziya Gökalp, Kızıl Elma (La mela rossa), Istanbul, 1995, pg. 94-100.

[3] Ziya Gökalp, Türk Töresi, Istanbul, 1990, 23-34.

[4] Il Tengrismo fu, sebbene permanga ancora “sotto mentite spoglie”, l’antico credo essenzialmente monoteistico di tutti I popoli turchi e mongoli prima che la maggioranza di essi abbracciasse altre religioni universalistiche. Esso è ancora praticato in Yakuzia ed in Mongolia parallelamente con il buddhismo tibetano. Il tengrismo include lo sciamanesimo, l’animismo, il totemismo, il culto degli antenati e possiede elementi in comune con la cosmologia cinese. C.f.r Mönkh Tengeriin Nuutzaas, (Dei Segreti del Cielo Eterno), Ulaan Baatar e H.Tanyu, İslamlık’ktan önce Türklerde tek tanrı inancı, (La credenza presso i Turchi in un unico dio preislamico) Ankara 1980.

[5] İnan A., Tarihte ve bugüŞamanizm (Lo sciamanesimo nella storia e oggi), Ankara, 1995 e Darmaagiin Balžinnyam, Mongol ugsaatnï böö mörgöl, deg yoc, šivšlegtei yaruu nairag (Lo sciamanesimo nazionale mongolo, tradizione, letteratura oracolare), Ulaanbaatar 2005.

[6] Ziya Gökalp, Türk Töresi, Istanbul, 1990.

[7] Ilza Veith, Canone di medicina interna dell’Imperatore Giallo, Roma, 1976, dove a pg. 39, si asserisce che: “La teoria dei cinque elementi è senza dubbio di origine cinese (…)”.

[8] C.P.Fitzgerald, Istoria Culturalǎ a Chinei, 1998, Bucureşti, pg. 194.

[9] Ziya Gökalp, Türk Töresi, pg.23

[10] Una specie di cucchiaio di legno in cui vengono incise nove tacche, simboleggianti i nove mondi sciamanici, dove si versa il latte o la vodka per le aspersioni. Il termine sembra possedere un’etimologia sanscrita, vd. Sukhbaatar O., Mongol Khelnii Khar Ügiin Toli (Dizionario delle parole straniere nella lingua mongola), Ulaanbaatar 1997, pg.208.

[11] Sarangerel, I cavalli del vento, Vicenza 2000 e Darmaagiin Balžinnyam, op.cit.

[12] Un riferimento a ciò si trova anche nella credenza delle “Quattro Porte” propria della Bektašiyya e dell’Alavismo, vd. İsmet Zeki Eyuboğlu, Bütün Yönleriyle Bektaşilik,Istanbul, 1993, pg. 53-55

[13] Ziya Gökalp, Türk Töresi, pg. 30.

[14] Nella cosmologia turca gli animali appaiono meno esotici rispetto a quelli cinesi. Al posto della tartaruga, la fenice, la tigre e il dragone, abbiamo rispettivamente il maiale (per alcune popolazioni siberiane la capra, non essendo il maiale un animale tradizionale), l’uccello, il cane e la pecora, vd. Ziya Gökalp, Türk Töresi, pg. 29.

[15] Isabelle Robinet, Meditazione taoista, Roma, 1984, pg. 199.

[16] E trattati dal sino-thailandese Mantak Chia, nella sua bibliografia Mantak Chia, Tao Yoga, der innere Alchimie 1, Interlaken, 1990.

[17] C.P.Fitzgerald, op.cit. pg. 194.

[18] Bahaeddin Ögel, Türk MitolojisiAnkara 1993, pg. 59.71. In realtà l’etimologia sembrerebbe più mongola da erge<girare, circumambulare khöndii<valle. D.Tömörtogoo, A Modern Mongolian-English-Japanese Dictionary 现在蒙英日辞典 , Tokyo 1977.

[19] Bahaeddin Ögel, Türk MitolojisiAnkara 1993, pg. 59.71.

[20] Qui, Khan Turco, assume il significato di una sorta di macrantropo primigenio, di eponimo capostipite ideale, un poco sulla falsariga di Oghuz Khan.

[21] Riguardo a questa parola, Tanrı, già abbiamo scritto con dovizia in precedenti articoli; diciamo che qui è un riferimento al tengrismo quale prefigurazione del monoteismo.

[22] Il termine si riferisce al modo in cui nell’Avesta erano designati i popoli nomadi non appartenenti al mondo iranico. Esso designa peraltro l’atavica rivalità tra sedentarietà ed il nomadismo, mentre l’associazione con la cultura turca è basata sul testo dello Šah-nāma di Firdausī. Vd . Bausani A., La Letteratura persiana, Milano, 1968.

[23] Orda, data la sua connotazione negativa, è un termine un po’ improprio per tradurre il turco ordu che significa letteralmente: esercito, ovvero etimologicamente, palazzo. Tuttavia, noi qui lo utilizziamo per l’assonanza che la parola italiana presenta rispetto a quella turca, oltre che, parafrasando lo stesso Gökalp, per la trasmutazione di valori implicita che egli attribuirebbe al termine così impiegato.

[24] Quest’assembramento un po’ estremizzato di popolazioni eterogenee è conforme ad una storiografia turca che vede questo popolo insediato fin dall’antichità nelle sedi attuali.

[25] Gli Hsiung-nu,匈奴 Xiōngnú; furono un popolo nomade dell’Asia centrale, che si ritiene fosse stanziato fra le odierne Mongolia e Cina. A partire dal III secolo controllavano un vasto impero delle steppe, esteso verso ovest sino al Caucaso.

[26] Gli Sciti furono una popolazione iranica, menzionata da Erodoto, che dominò gli orizzonti delle steppe fino all’ascesa dei popoli altaici.

[27] È la piana di Chalon-sur-Saone, in Francia, fin dove giunsero le incursioni di Attila.

[28] Il riferimento è alla dinastia moghul, fondata da Babur, quindi di stirpe turca.

[29] Perché gli Uiguri furono una schiatta turca che rimase insediata nei territori d’origine e non migrò verso paesi lontani, come quei turchi Oghuz, di cui lo stesso Gökalp ne è un discendente. Interessante qui è l’accostamento con il colore giallo che i cinesi attribuiscono al centro.

[30] In Türkçülüğün esasları, İstanbul 1990, pg 28. Gökalp scrive: “Il contadino turco quando legge questa poesia, fantasticando, rievoca davanti agli occhi gli antichi khan turchi. In realtà l’ideale turanico non è un sogno appartenente al passato, esso è una realtà. Nel 210 a.C. quando i sovrani unni (Hsiung-Nu) unificarono tutti i Turchi sotto il nome di Maodun, realizzarono l’ideale turanico. Dopo di loro gli Avari, e dopo i Turchi Celesti, gli Oghuzi, i Kirgizi-Kazacchi, Kur Khan, Gengiz Khan e Tamerlano realizzarono quest’ideale”.

[31] Bombaci A., La Letteratura TurcaMilano, 1969.

[32] Panturanismo o panturanesimo, sono una dottrina politica che mirava all’unità dei popoli turanici, o uralo-altaici.

[33] Altun Destan,, Ziya Gökalp, Kızıl Elma (La mela rossa), pg. 90.

[34] È la città storicamente più importante dello 新疆 Xīnjiāng, regione cinese degli Uiguri.

[35] Il riferimento è al Khanato dell’Orda d’Oro.

[36] Sovrano degli Hsiung-Nu, 匈奴 Xiōngnú, in Ziya Gökalp, Hars ve Medeniyet, op.cit., pg. 27 e Gumilëv L., Gli Unni,Torino, 1972.

[37] Andrea Csillaghy, Elementi di Filologia Uralica e Altaica, Ed. Cafoscarina.

[38] Il riferimento è al Khanato dell’Orda d’Oro, nei territori dell’attuale Russia, che fu uno dei quattro regni, in cui venne diviso l’Impero Mongolo dopo la morte di Genghis Khan.

[39] La dinastia Moghul, 1526 al 1707, il cui fondatore fu Babur. Egli era un discendente del conquistatore turcomongoloTamerlano

[40] Isabelle Robinet, Meditazione taoista, Roma, 1984, pg. 84.

[41] Bombaci A., La Letteratura TurcaMilano, 1969, pg. 25-29.

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