Irq Bitig Il libro di presagi delle steppe

Simon de La Loubère
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Khao San road
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Irq Bitig Il libro di presagi delle steppe

Irk Bitig o Irq Bitig ( Old turca : 𐰃𐰺𐰴 𐰋𐰃𐱅𐰃𐰏 ), noto come il Libro di Omens o ... Il titolo con cui il libro è conosciuto, Irk Bitig , che significa "Libro dei presagi"

Irq Bitig

Il libro di presagi delle steppe

di
Ermanno Visintainer

Attraverso l’articolo in questione, sulla falsariga di quello già pubblicato: Il Buddhismo nella letteratura turca[1], intendiamo avvicendare approfondimenti analoghi, con lo scopo di offrire al lettore dei brevi saggi, provvisti di traduzione e parafrasi da noi curate, di passi scelti fra alcune opere misconosciute di letteratura turca antica. Con ciò speriamo di destare l’interesse che questo genere di produzione letteraria, a nostro avviso, merita di possedere. Indi di porre in evidenza l’assoluta eterogeneità della stessa, relegata univocamente ad un settore marginale del mondo islamico, e contribuire, come già abbiamo asserito nel precedente scritto, e come afferma lo studioso J.P.Roux, alla diffusione di un messaggio diverso in cui facciamo fatica a identificare lo stereotipo turco.

“Con i turchi abbracciamo la storia universale (…) ma dell’importanza che essi hanno avuto non sappiamo nulla”.

Ed ancora: “Riguardo ai turchi, quanti sanno che l’arte delle steppe l’hanno propagata loro fino alle rive dello Jenisei siberiano, che l’arte sino-buddhista della dinastia turco-cinese Wei o Tabgač e che la pittura centro-asiatica di Qïzïl giunsero fino in Giappone esercitando una profonda influenza?”

Ed ancora: “Sappiamo troppo bene qual è stata l’importanza dell’Egitto antico, del mondo greco e del popolo ebreo (…)

Ma dell’importanza che hanno avuto i turchi nella storia universale non ne sappiamo niente”[2].

Photograph of Aurel Stein, with his dog and research team, in the Tarim Basin.

L’opera che, seppur di striscio, analizzeremo questa volta è l’Irq Bitig, dalla voce antico-turca: ïrq– divinazione <verbo ïr[3], cantare, tuvino ырлаар – ïrlaar [4], idem, e bitig <ant.tr. scritto, mongolo бичиг – bičig[5], idem., ungherese betű[6], lettera. Un libro di presagi (970 d.C.) ritrovato dall’archeologo ungherese, Marc Aurel Stein[7] (1862 –1943) nelle grotte di Dūnhuáng 敦煌, nei pressi delle oasi del Tarïm[8]. Un enchiridio mantico ed oracolare dai testi sibillini che fa riferimento alla vita delle steppe, come precisa ancora J.P.Roux[9], redatto in questa antica scrittura runiforme in uso presso gli antichi Turchi, che pare avere scaturigine dai tamġa[10] e da scritture scitiche, come l’iscrizione di Issyk[11], una cittadina del Kyrgyzstan presso l’omonimo lago, datata V sec. a.C.[12].

Ecco un saggio dei primi tre paragrafi:

Irq 1

Tän : si : män /                         Io sono Ten si[13]

yarïn : kečä /                             mane e sera

altun : örgi / n                           sull’aureo trono

üzä olu / rupan :                       sono assiso

mäŋiläy / ür : män                   in condizione di felicità[14]

anča : / biliŋlär : /                    così sappiate

edgü : ol :                                    quello (auspicio) esser buono

Irq 2

Ala : atlïg :                               Io sono il dio della via[15]

y / ol täŋri : / män                  col destriero pezzato

yarïn : kečä :                             mane e sera

äšür : män / :                            procedo al passo

uturu :  äki / (a) ylïg : kiši       di fronte a due uomini accalorati[16]

/ oglïn : soq / ušmïš :               e incontrato il fanciullo

kiši : qorqmïš : /                        uno (uomo) si spaventò

qorqma : / ti/ imiš :                  Non temere! disse

qut: b / ergäy : män : /            concederò la fortuna

timiš : anča :                            così disse

biliŋ : /                                     sappi

edgü : ol :                                 quello (auspicio) esser buono

Irq 3

Altun : qanatlï /g : talïm             Io sono l’uccello[17] Garuda[18]

: qar / a : quš : män /                 dalle ali dorate

tanïm : tüsi : /                           sebbene l’aspetto del mio corpo

taqï : tükä : /mäzkän:                 non sia del tutto sviluppato

tal / uyda : yatïp / an :               giaccio sul mare[19]

tapladu /qumïn :                        e ciò che voglio

tu / tar: män:                            io lo catturo

säb / dökümin : yi / yür : män :    e mangio ciò che desidero

: and / ag : küčlüg : /                 tanto potente sono

män : anča : bi / liŋlär : /            così sapete

edgü : ol :                                 quello (auspicio) esser buono

Il manuale fu redatto per due discepoli di nome Isig Sangun e Ite Čuk[20].

Il testo si protrae fino a sessantacinque paragrafi altrettanto laconici e sibillini, le cui tematiche inerenti alla mantica e costituite da allegorismi zoomorfi vari, appartenenti a questo retaggio mitologico antico, non sono tuttavia scevre da influenze cinesi. Ma non essendo questa la sede per andare oltre, ci fermeremo a questi meri accenni, con l’auspicio di riprendere quam celerrime i lavori.

Note sull’autore:

Dott. Ermanno Visintainer Laureato in lingue e letterature orientali presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia. Turcologo, ha seguito corsi d’approfondimento in loco, di varie lingue, fra cui mongolo e cinese. Collaboratore scientifico di lingua e letteratura ciagataica per riviste specializzate nazionali. Ha avuto recensioni all’estero. È membro co-fondatore del Centro Studi Vox Populi.

Dott. Ermanno Visintainer Asokananda’s Authorized Teacher senior
Pergine Valsugana, TN, Italy mailto:erenvis@yahoo.it

[1] http://www.waithai.it/files/pizzichi/pizzico_buddhismo_letteratura_turca.htm

[2] J.P. Roux, Storia dei Turchi, Milano , 1988, pg.10.

[3] A.von Gabain, Alttürkische Grammatik, Wiesbaden, 1974.

[4] D.A. Monguš, Russko-Tuvinskij Učenij Slovar’, Moskva, 1988.

[5] D.Tömörtogoo,  A Modern Mongolian-English-Japanese Dictionary 现在蒙英日辞典 , Tokyo 1977.

[6] Herczeg Gyula, Magyar-Olasz Szótár, Budapest, 1992 e Peter D. Chong, Magyar-török etimológiai szótar, 2003.

[7] http://en.wikipedia.org/wiki/Aurel_Stein

[8] http://books.google.com/books?id=9AUxnUNRekgC&pg=PA221&lpg=PA221&dq=d%C5%ABnhu%C3%A1ng+irq+bitig&source=web&ots=O9dizUKxgI&sig=n3bENqVsBuHqGva0eikAF-JNdME#PPA221,M1

[9] Roux J.P, La Religione dei Turchi e dei Mongoli, Genova, 1990, pg. 35.

[10] http://www.waithai.it/files/pizzichi/pizzico_tamga.htm

[11] L’iscrizione si presenta in una variante grafica della scrittura kharoṣṭhī, probabilmente in un dialetto scitico. Essa costituisce una delle rare epigrafi autoctone redatte in questa lingua. Lo studioso ungherese, János Harmatta, identifica la lingua come saka o sacio khotanese.

[12] http://s155239215.onlinehome.us/turkic/31Alphabet/Amanjolov/AmanjolovIssykInscriptionEn.htm

[13] Verosimilmente dal cinese: Tiān-zǐ天子 (Figlio del cielo).

[14] Dall’antico turco mäŋilä- rallegrarsi <mäŋü-bäŋü-bäŋgü <eterno, vd. A.von Gabain, op.cit. pg. 347. Vd. anche il mongolo  мөнх-mönkh, eterno, in D.Tömörtogoo,  A Modern Mongolian-English-Japanese Dictionary 现在蒙英日辞典 , Tokyo 1977.

[15] Täŋri, la massima divinità del pantheon turco-mongolo, pressoché omofona al Dingir sumerico. È la più antica parola turco-mongola conosciuta.

[16] Hüseyin Namık Orkun, Eski Türk Yazıtları, Ankara 1994, pg. 265, glossa con aylïg < da  luna mentre altri con yïlïg < calore, in entrambi i casi il significato è alquanto oscuro.

[17] Qaraquš è un termine che Thomsen e Mahmud  Kašgari interpretano come aquila nera, Hüseyin Namık Orkun, op.cit..

[18] Hüseyin Namık Orkun, op.cit., pg. 275. In relatà l’autore non glossa con Garuda, mentre altri lo fanno, probabilmente supponendo un lapsus calami. Tuttavia assecondiamo quest’interpretazione per via della sovvraposizione simbolica, presente anche nella mitologia mongola del motivo ornitomorfo in questione, vd.
Ligeti Lajos, Mongol mitológia Budapest, 1975, pg. 159.

[19] Taluy, toluy <antico turco, mare. Fonema che ritroviamo nell’epiteto del Dalai Lama, cioè Lama Oceanico. Voce altresì che trova misteriose assonanze sia con il thailandese ทะเล-talay, pron. talee che con il greco θάλασσα-thalassa.

[20] Hüseyin Namık Orkun, op.cit., pg. 264.

Irk Bitig o Irq Bitig ( Old turca : 𐰃𐰺𐰴 𐰋𐰃𐱅𐰃𐰏 ), noto come il Libro di Omens o … Il titolo con cui il libro è conosciuto, Irk Bitig , che significa “Libro dei presagi

(26 Nov, 2007)

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