Le religioni dell’Estremo Oriente

Honouring Ajahn Chaiyuth Priyasith
3 Gennaio 2019
Songkran: il Capodanno thailandese
13 Gennaio 2019

Le religioni dell’Estremo Oriente

Le religioni dell’Estremo Oriente

Buddha medicina

Ermanno Visintainer

Anteprima dell’articolo pubblicato sulla rivista “Officina”

I Paesi che, lambendo l’Asia centrale e il mondo islamico a noi vicino e prima ancora quello mesopotamico antico, costituiscono l’Asia estrema e sud-orientale, rappresentano indubbiamente con la loro relativa omogeneità culturale, una delle grandi sintesi che hanno contribuito a plasmare la civiltà mondiale.
Delineare un quadro sinottico del panorama religioso estremo orientale non è certamente un’impresa semplice o di poco conto.
Tuttavia, parafrasando le parole di Alessandro Bausani, nella misura in cui quella fase della civiltà occidentale non ascrivibile alla classicità, che si potrebbe chiamare «palestinese» o semitica si caratterizza per il suo senso direzionale di una storia profetica e il suo utopismo sociale rivoluzionario, analogamente, due sono essenzialmente le culture sulle quali si fonda la civiltà estremo orientale, cui ne allegheremmo una terza che gli fa da fondamento e supporto.
In primis la civiltà indiana con la sua coscienza di una salvezza metafisica, col suo oltremondanismo ascetico e il suo disinteresse per la storia, quindi quella cinese con la sua razionalità pratica e il suo tradizionalismo pragmatico.
La terza si potrebbe identificarla in quel fenomeno religioso che, con un termine di moda seppur alquanto cacofonico, viene definito sciamanesimo. Omologato alla reviviscenza di uno spirito prometeico atto ad intaccare l’autorevolezza delle religioni istituzionalizzate, assume oggigiorno altresì le vesti del sincretismo neo-spiritualistico di matrice per lo più americana. Ciò nonostante, in virtù della sua tradizionale connessione diretta e verticale con le categorie del sacro, lo studioso delle religioni Mircea Eliade insieme all’orientalista Pio Filippani Ronconi erano soliti accostarlo allo Yoga, come due concezioni paredre ascrivibili all’idealismo magico.

Sta di fatto, che comunque lo si voglia definire – animismo, paganesimo o quant’altro – le sue tracce sono ravvisabili in tutte le civiltà preclassiche nonché nelle tradizioni di quei Paesi che ci accingiamo ad analizzare.
Essendo però – come scrive Filippani Ronconi – lo sciamanesimo una “para-religione limitata ad un insieme di tecniche tradizionali dirette a procurare l’estasi” o ciò che attraverso un termine tantrico si definisce: “L’entrata in frenesia” (krodhâvesha), esso si manifesta essenzialmente come una “religio secunda”.
Tuttavia, se abbiamo voluto riepilogare in una tripartizione le matrici culturali su cui si fonda la più vasta e generale civiltà estremo-orientale, dobbiamo anche aggiungere che una religione in particolare rappresenta, sia storicamente che spiritualmente, una summa quintessenzializzata ed antonomastica di tutto questo vastissimo ambito geografico. E questa religione è il Buddhismo, la dottrina fondata verso il V secolo a. C. che predica il concetto di Shūnyatā, il vuoto universale, l’irrealtà ontologica dell’universo e dei suoi dèi.

BuddhaInnanzitutto, analogamente a come il Cristianesimo e l’Islam sono prodotti dell’Ebraismo, il Buddhismo è erede della civiltà e della speculazione indiana.  Quindi, per ragioni storiche esso si è diffuso in tutta la parte orientale del continente asiatico. In terzo luogo, nell’Asia centro-settentrionale e Tibet, riforma le precedenti credenze magico-sciamaniche, in Cina influenza una delle religioni autoctone, il Taoismo, in Giappone avviene una simile assimilazione con lo Shintoismo, anch’essa religione autoctona e legata a credenze arcaiche, infine – sempre sintetizzando in extremis – il medesimo fenomeno avviene nel Sud-Est asiatico dove, accanto alla fede nazionale, ancora diffuso è il culto degli spiriti.
Parlando di Estremo Oriente, un discorso a parte, però, merita anche l’Islam, il quale, a prescindere dalle pseudo-contrapposizioni ascientifiche di casa nostra che non lo considerano nemmeno una religione geneticamente “occidentale”, di fatto, come afferma lo studioso iraniano Hossein Nasr, esso rappresenta una sorta di ponte fra le due civiltà, l’orientale e l’occidentale. Una sorta di religione del Rimland, per utilizzare un termine mutuato dalla terminologia geopolitica, la fascia marittima e costiera che circonda l’Eurasia.
Una distinzione, a ben vedere, fittizia anche quest’ultima, se ribadendo le parole di Filippani Ronconi, è ravvisabile una matrice comune indoeuropea fra il variegato polimorfismo religioso induista e l’antico paganesimo euro-mediterraneo.
L’Islam del resto è diffuso in tutta l’Asia centrale, meridionale fino all’Indonesia e penetra a fondo nel continente asiatico. In effetti, storicamente esso si sostituì al Buddhismo principalmente nelle aree di quella che oggi è l’Asia centrale, lo Xinjiang, l’Afghanistan e l’Indonesia.
In realtà, in questi Paesi si insediò soprattutto attraverso la diffusione del misticismo sufi, ma anche – sempre citando Bausani – poiché esso rappresentava una religione semplice e, relativamente democratico-moderna, priva di quelle concezioni sacrali e sacramentali legate ad arcaiche forme di assolutismo. Un particolare questo che forse può destare meraviglia ai più, avvezzi a considerarlo come una religione impostasi con la forza.
Fatta questa doverosa premessa ricordiamo che il Buddhismo si suddivide in tre maggiori correnti: tra le quali, le più importanti sono rispettivamente quella del Buddhismo Theravāda, letteralmente “Scuola degli anziani”, impropriamente definita anche Hināyāna (Piccolo Veicolo), quella del Mahāyāna (Grande Veicolo) e quella del Vajrayāna (Veicolo Adamantino).
Entrare nel merito delle differenze dottrinali di questa ulteriore tripartizione che è altresì cronologica, per quanto interessante, risulterebbe alquanto pleonastico, ricordiamo soltanto che in generale queste tre correnti corrispondono, alle vicissitudini storiche, quindi alla presenza più o meno massiccia delle influenze cui abbiamo fatto riferimento sopra.
Pertanto il primo è maggiormente diffuso nei Paesi del Sud-Est asiatico, il secondo nell’Estremo Oriente, mentre il terzo in Tibet, Mongolia e Siberia meridionale.
Quindi, a partire da questi ultimi ambiti geografici, dove ancor forte è la presenza di elementi poggianti sugli stati «frenetici» o estatici cui abbiamo fatto riferimento prima, il Buddhismo, giunto dall’India attraverso la Via della Seta trova una sua collocazione in Cina, accanto alle due grandi religioni autoctone: il Taoismo (IV – V secolo a. C.), il cui fondatore è identificato nella figura del filosofo cinese, Lao Tze, autore del Tao Te ChingLaoTzuL’altra religione coeva è il Confucianesimo, creata da Confucio, i cui insegnamenti influenzarono intimamente il pensiero e lo stile di vita non solo dei cinesi, ma altresì dei coreani, dei giapponesi  e dei vietnamiti.
In Giappone, come già detto, il Buddhismo – accanto al Taoismo e al Confucianesimo – provenendo dalla Cina si amalgama con lo Shintoismo, che nei secoli passati è stata anche la religione di Stato, dando luogo fra le altre cose a quella peculiare forma di meditazione nota come Zen. Lo Shintoismo o Shintō ed anche kami-no-michi è una via che prevede l’adorazione dei Kami, divinità o spiriti naturali, ierofanie o manifestazioni del sacro, tutti elementi che lo accomunano con lo sciamanesimo.
L’altra via di penetrazione del Buddhismo fu quella delle Spezie, a sud, attraverso gli oceani e i mari che dall’India lambiscono il Sud-Est asiatico e l’immenso arcipelago indonesiano. Qui la dottrina di Gautama Buddha, conosciuto anche con l’appellativo di Shākyamuni, “il saggio degli Shākya”, riferito al clan cui apparteneva il Buddha storico, si diffonde rapidamente, ma anziché dare luogo a nuove correnti o speculazioni qui si conserva nella sua forma originaria. Tuttavia, mantiene anche una forte connotazione culturale e religiosa di stampo indiano, tant’è che attualmente l’isola di Bali è l’unica ad averla mantenuta all’interno di un oceano islamizzato, ma un tempo di cultura indo-buddhista, come ancora rivelano alcuni monumenti diffusi sul territorio nazionale. Va da sé che l’approfondimento di quanto fin qui sostenuto richiederebbe uno spazio non adeguato all’articolo in questione. (pubblicato: 2011.03.22)

Dott. Ermanno Visintainer Laureato in Lingue Orientali all’Università Ca’Foscari di Venezia. Asokananda’s Authorized Teacher Senior 

Pratica e insegna il Nûad Börarn sia in Italia (Trento) che all’estero. mailto: erenvis@yahoo.it 
Questo articolo, è disponibile anche in formato pdf per gentile concessione dell’autore

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *