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11 Marzo 2007
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22 Aprile 2007

Prathet Thai – Thailandia

Prathet Thai

ประเทศไทย

il Paese degli uomini liberi-

La Thailandia o più correttamente il Regno di Thailandia, in lingua thai è: Raja-anachakra Thai ราชอาณาจักรไทย, talvolta trascritto come ‘Ratcha Anachak Thai’.

In ambienti più informali, è interpretato più frequentemente come:
Prathet Thai – ประเทศไทย, il Paese dei Thai, ovvero –il Paese degli uomini liberi-.

Questa definizione, diffusa anche in Occidente, talvolta è interpretata in modo approssimativo, se non ambiguo, per non dire “maschilista”; ed è purtroppo accostata ad un doppio senso di dubbio gusto, collegato ad una forma di degradante marketing turistico.

Essendo un’esponente del genere femminile, che a suo tempo, ha vissuto l’epoca del femminismo rampante (pur non condividendone pienamente gli eccessi), una definizione di tal genere suscita in me un sottile ma irritante moto di fastidio e di ribellione! Voglio pensare dunque, che la definizione –il Paese degli uomini liberi- riferito alla Thailandia sia intesa in maniera generica e faccia riferimento ad entrambe le tipologie della specie umana, per quanto rimanga nondimeno latente, un ragionevole dubbio…

Thailandia è un’italianizzazione (mi si perdoni l’orribile termine) della denominazione in lingua inglese Thai-land, la cui traduzione letterale è: Terra dei Thai e la parola Thai-ไทย, in lingua thailandese significa “libero“, da qui il gioco di parole… –Paese degli uomini liberi- e il corretto significato, esprime un concetto di molto più ampio respiro!

Prathet Thai – Nazione dei liberi, rispecchia pienamente la Storia e la Natura del popolo thailandese.

Thai sono il principale gruppo etnico della Thailandia e sono parte del più ampio insieme etno-linguistico Tai, stabilitosi in epoche remote, sia in Thailandia che nelle confinanti aree del Sud-Est asiatico. L’etnia thai, –razza- potrebbe essere considerato –non politically correct-, ha delle caratteristiche, a mio avviso e per mia esperienza, particolari, che in un certo qual modo confermano e avvalorano pienamente il significato dell’espressione –Terra dei Liberi-.

La più ampia diffusione dell’etnia Thai vive nella penisola siamese, anche se alcune comunità di genti Thai si possono trovare in altre aree del Sud-Est asiatico. La maggioranza, più di 60 milioni, vive nel Regno di Thailandia, mentre troviamo enclave tai di antica data, in Cambogia, Laos, Myanmar (ex Birmania), Malesia e nella provincia cinese dello Yunnan; in periodi più recenti, altri Thai sono migrati, a Taiwan, Singapore, negli Emirati Arabi, in Australia e negli Stati Uniti d’America.

La loro lingua è il Thai, in thailandese: ภาษาไทย phasa thai, classificata come appartenente alla famiglia dei linguaggi Tai-Kadai. A questo proposito, diviene d’obbligo il rimando all‘interessante articolo Thai e Altai del dott. E. Visintainer, al fine di ampliare il concetto presentato.

La Thailandia è nota anche come Siam, che è stato l’appellativo ufficiale della nazione thailandese, seppure con periodi alterni, fino all’11 maggio 1949.

La parola Thai-ไทย, come espresso precedentemente, in lingua thailandese significa “libero” e indica anche il nome delle genti Thai; per questa ragione alcuni gruppi della popolazione, in particolare la rilevante minoranza di origine cinese, sembra continuino ad utilizzare il termine Siam, al fine di sottolineare ed affermare la propria eredità genetica.

D’altronde, in qualsivoglia nazione con una seppur minima estensione territoriale (basti pensare ai Cantoni della Svizzera), non è possibile, in nessuna occasione, ritrovare una totale e assoluta uniformità nella popolazione. Qualsiasi confine o frontiera non è mai stato, nel corso dei millenni, totalmente refrattario e impermeabile, tanto da escludere (per fortuna) un qualche seppur minimo amalgama di genti. Che questa assimilazione sia imputabile a scambi commerciali, conflitti, invasioni o conquiste, oppure a migrazioni e fluttuazioni naturali dei popoli, è irrilevante. Una simile resistenza, d’altro canto, sarebbe innaturale, nel senso più ampio del concetto, associato alla Vita stessa, come alternanza di fasi.

Queste considerazioni sono motivate, esclusivamente in base alla mia personale percezione, da una peculiarità che ho riscontrato nei Thai; mi riferisco alla loro vena congenita di indomabile indipendenza e individualismo.

Non si può, infatti, dimenticare che il Regno del Siam può vantare il fatto di non essere mai stato assoggettato come Colonia di un’altra nazione. Unico Paese dell’area del Sud-Est asiatico che nell’epoca del più sfrenato colonialismo, sia riuscito a mantenere la propria Indipendenza, con qualche inevitabile concessione territoriale, ma relazionandosi alla pari con le altre Nazioni.

Questa caratteristica affiora già in epoche passate: durante il Regno di Sukhothai (1238-1368), che possiamo classificare come la prima Nazione-Stato Thai articolata, il Re Pho Khun Ramkhamhaeng พ่อขุนรามคำแหงมหาราช (1278-1317) intuendo che “La scrittura esiste solo in una civiltà, e una civiltà non può esistere senza scrittura[1]”, al fine di rafforzare il senso di unità nazionale della popolazione e favorirne l’identificazione, oltre che facilitare le comunicazioni e lo sviluppo culturale del regno stesso; si prefisse lo staccarsi (anche graficamente) dal prototipo pervenuto fin lì dall’India, attraverso il buddismo. Il Re Ramkhamhaeng, nel 1283, confermando lo spirito individualista tipicamente thailandese, riorganizzò la forma della scrittura thai, perfezionandone e codificandone i segni grafici. Reperti storici di quell’epoca, databili intorno al 1292, sono giunti fino ai giorni nostri, scolpiti su stele e cippi in pietra, in cui si possono apprezzare alcuni esempi di scrittura thai.

La società thailandese, nelle occasioni ufficiali o comunque pubbliche è molto tradizionale e rispetta una rigorosa formalità. Basti pensare che, sempre rimanendo nel tema linguistico, sussistono forme diverse nel modo d’esprimersi, che variano secondo l’interlocutore o l’ambiente. Per contro, nell’atteggiamento di tutti i giorni, traspare un comportamento decisamente indipendente, una sorta di fierezza dell’anima, che durante i miei viaggi in Asia, ai miei occhi di fărăng[2], è emersa in misura senz’altro minore, in altre genti asiatiche.

Questo atteggiamento autonomo e indipendente, è riscontrabile anche nell’ambito dell’insegnamento del Nuad Börarn[3], meglio conosciuto in Occidente come Thai-massage, argomento questo, che mi coinvolge personalmente.

L’insegnamento del Thai-massage nelle varie Scuole, sia in Thailandia che all’estero, non ha ancora una struttura ben definita, in quanto rifugge per sua natura, dalla schematizzazione gerarchica, o dalla suddivisione in livelli o gradi, propria della struttura piramidale, proposta da altre discipline orientali, quali p.es. lo shiatsu o le arti marziali. Struttura, a mio avviso, perfettamente funzionale ma avulsa alla mia natura.

Sotto un certo punto di vista, potrebbe essere auspicabile, uno schema di studio, concordato tra le varie Scuole, che rendesse uniforme l’apprendimento della tecnica; per contro verrebbe sicuramente a mancare, a parer mio, la caratteristica indipendenza thai, elemento fondante del popolo thailandese. L’Arte del Nuad Börarn, nei suoi differenti Stili di insegnamento e nella sua applicazione pratica, rispecchia pienamente la natura e lo spirito libero dei Thai e della Thailandia, –il Paese dei Liberi-

Thaigov.go.th -Royal Government of Thailand
Tourism Authority of Thailand -TAT -Official tourism website
http://en.wikipedia.org/wiki/Thai_people
http://en.wikipedia.org/wiki/Thailand

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