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Rishi o Rue-sii?

Rue-si Dat Ton cover guidebook WatPho

Rishi o Rue-sii?

1998Nell’obiettivo di fare fronte alla crescente attenzione dell’Occidente per il Nûad Phaen Börarn[1], molte Scuole di massaggio della Thailandia, per compiacere le molteplici richieste dei visitatori hanno creato, con il loro abituale senso pratico, una ricca selezione di offerte didattiche dedicate agli ospiti occidentali.

1998 Wat PhoI turisti, durante il loro soggiorno in Thailandia, in aggiunta alle escursioni ai siti storici e ai consueti intrattenimenti di rito, alle visite ai musei o alle Snake Farm e agli Elephant Camp, allo shopping nelle silk factory o al semplice svago e RELAX offerto dalle stupende spiagge che si affacciano sul Mar delle Andamane o sul Golfo del Siam, possono seguire lezioni e corsi di vario genere.

Tra una Kantoke Dinner[2] e una visita al Royal Palace, i sempre più numerosi visitatori, in alternativa agli ormai super affollati corsi di massaggio thailandese o di thai foot massage, cui tra l’altro negli ultimi tempi si sono aggiunte decine di varianti sul tema, possono scegliere anche una serie di lezioni, che spaziano dalla Muay Thai al batik e alla cucina thai, dallo yoga alla meditazione, dal corso di rafting a quello di mahout e non ultimo, di Rue-Si Dat Ton.

All’antica disciplina chiamata Rue-Si Dat Ton (in lingua thai: ฤๅษี ดัด ตน) è stato donato nuovo prestigio per le effettive Ruesi Dat Ton CDproprietà benefiche della sua applicazione pratica. Nota anche come lo “Stretching degli asceti”, l’auto-ginnastica degli “Eremiti contorsionisti” di antica memoria è ritornata in auge, non unicamente per le sue caratteristiche di attività psicofisica e riabilitativa di indiscutibile qualità, ma anche come attrattiva turistica e commerciale.

Il Rue-Si Dat Ton, generalmente utilizzato in ambiti circoscritti, per lo più come training, durante gli allenamenti nei Camp di Muay Thaieseguito come esperienza propedeutica in diverse Scuole di Massaggio thailandese, ora è accessibile a tutti coloro che desiderino praticarlo come disciplina a sé stante.

Inoltre sono stati pubblicati anche diversi libri, CD e DVD, attinenti al “Rue-si Dat Ton”; quasi tutti i testi e i video, però, sono editi in lingua thai! Malgrado ciò, essendo il contenuto in prevalenza costituito da filmati, foto o illustrazioni, il materiale risulta abbastanza chiaro e comprensibile, anche se non sostituisce, in ogni caso, l’esperienza diretta della pratica.

Per approfondire almeno un po’, durante una mia recente visita in Thailandia, decisi di fare una breve indagine e così mi iscrissi ad un corso di “Rue-si Dat Ton”. Diedi la preferenza ad un breve corso esperienziale, scegliendo tra le tante proposte di varia durata, offerte, sempre per rimanere nell’ottica del business turistico, dal fiorente mercato delle scuole thai.

guidebook WatPho Rue-si Dat Ton cover 07.1.jpgConoscevo già l’ambiente della scuola da frequentazioni effettuate in passato, e così mi accostai a questa singolare tecnica, più che altro per capire come mai fosse stata riscoperta e fosse diventata, in così poco tempo, tanto di moda. Il corso che avevo scelto proponeva una successione ridotta di posizioni selezionate, tratte dalla serie completa che ne contempla più o meno un’ottantina. Almeno queste sono le informazioni che sono riuscita raccogliere fino a questo momento, tramite le mie ricerche e i vari testi reperiti negli ultimi tempi.

Un libro, ad esempio limita il numero di posizioni ad una cinquantina, un altro testo ne cita con meticolosa precisione ben 127, mentre nella Wat PhoGuide-book si legge dell’esistenza, in origine, di 80 statue che riproducevano le varie posture. Attualmente, tuttavia, soltanto ventiquattro riproduzioni, sono effettivamente visibili dal consistente flusso dei visitatori. Queste statuette sono scenograficamente collocate tra gli arbusti dei giardinetti e delle montagnole artificiali, che abbelliscono i cortili interni del tempio, antistanti ai padiglioni che ospitano la Scuola di Medicina Tradizionale Thailandese e di Massaggio del Wat Pho.

L’istruttrice della scuola, dopo avermi accolto e dato il benvenuto, mi porse, freschi di bucato, una casacca e un paio di pantaloni di cotone e mi indicò lo spogliatoio con servizi annessi, dove cambiarmi d’abito, rinfrescarmi e lavarmi i piedi. Tutti gli ambienti erano molto puliti e curati, ingentiliti da composizioni di fiori freschi e con ogni confort possibile. Gradevole preludio a quella che si rivelò una solitaria giornata di studio! Difatti, mi accorsi di essere l’unica allieva presente nella scuola, almeno per quell’afoso sabato siamese, appena mitigato dal lento giro di pale dell’immancabile ventilatore.

Appena fui pronta, l’insegnante mi accompagnò nella sala dove avremmo lavorato insieme e mi fece una breve introduzione del programma che avremmo messo in atto durante il corso. Si presentò, e in un inglese piuttosto comprensibile tracciò a grandi linee la storia delle origini di questa auto-ginnastica.

<<Gli antichi eremiti, asceti e anacoreti, nel corso dei loro prolungati ritiri spirituali nella giungla, oppure i monaci e i religiosi nei loro monasteri, specialmente durante la stagione dei monsoni, erano usi porre degli intervalli alle interminabili sessioni di meditazione. Per trovare sollievo alla rigidità del corpo e attenuare il formicolio delle estremità, intorpidite da protratte ore di immobilità durante la pratica religiosa e le lunghe liturgie buddhiste, oppure, per mitigare gli indolenzimenti e i traumi accidentali, sofferti durante i lunghi spostamenti in regioni impervie, nel corso dei pellegrinaggi, facevano uso di una serie di esercizi costituiti da stiramenti articolari e allungamenti muscolari, che sono stati tramandati fino ad oggi come “Ruesi Dat Ton”>>

Scoperto l’arcano! Il mio interesse e la mia curiosità ebbero finalmente soddisfazione! Ascoltando la pronuncia della mia istruttrice capii come la trascrizione della fonetica può alterare un termine al punto da renderlo quasi irriconoscibile.[3]

Può sembrare il consueto luogo comune, che i thailandesi, come molti altri popoli orientali, tendono spesso ad articolare in modo distorto la lettera Rue-si Dat Ton cover 13.1.jpgpronunciandola di solito come una L; ma di fatto è una realtà piuttosto diffusa. Del resto, è frequente, che quasi tutti noi, quando ci esprimiamo in una lingua a cui non siamo avvezzi e non conosciamo bene, emettiamo, in perfetta buona fede, degli spropositi, che spesso suscitano l’ilarità dell’interlocutore di madre-lingua.

Ruesi è la pronuncia in thai della parola -Rishi[4]– che a sua volta è la traslitterazione in caratteri occidentali della parola sanscrita Ṛṣi (scr). Nei Veda[5], gli arcaici testi sacri dell’Induismo redatti nell’antico linguaggio liturgico, l’espressione sta ad indicare il nome generico che sta ad indicare anacoreti, asceti, eremiti, saggi, santi, veggenti, mistici e poeti ispirati; in particolare distingue quei profeti cui furono rivelati gli inni dei Rig-veda[6] e che sono conosciuti come i Sette grandi Rishi[7].

Il termine sanscrito i, che in occidente viene abitualmente riportato in Rishi , è comunemente utilizzato nella lingua thai; si tratta di un loanword[8] di origine indiana che, come molti altri del resto, nel corso dei secoli si è alterato e deformato nella grafia della scrittura e nei caratteri, ma rimane abbastanza fedele nella pronuncia. Nell’antico Regno del SIAM, oggi Thailandia, probabilmente già molti secoli fa, –i- si è tramutato in Ruesi o Rue-sii, in alcuni casi è diventato Luesee o Leusi e sono da segnalare anche le forme meno frequenti Reusi Rusie o addirittura Lucy!

Ricapitolando…

La parola che in occidente scriviamo RISHI, in lingua thai diventa Ruesi ฤษี (pr.: reuH seeR), e derivano entrambe dal sanscrito ऋषि (́i)[9] che significa: eremita, anacoreta o asceta[10]; anche la forma thai Rue-sii – ฤๅษี (pr.: reuuM seeR), ha più o meno lo stesso significato, pertanto: saggio o asceta che vive appartato e isolato in meditazione o persona religiosa che si è ritirata in solitudine e in contemplazione mistica.Rue-si Dat Ton inside 12.jpg

Dat Ton: queste due paroline, sono state forse meno strapazzate della precedente, anche se, nel corso della mia ricerca, ho trovato un “rusiedotton”, un “rusirdutthon” e perfino un “rusridutthon” che avrebbero potuto significare qualsiasi cosa.

Dat – ดัด datL esprime il concetto di inarcare, arcuare, raddrizzare, flettere, rinvigorire, cambiare; modificare, rimettere in posizione dritta, esercitare il corpo, fare degli stiramenti o degli allungamenti muscolari, in una parola: stretching.

Ton – ตน dtohnM è l’equivalente di: io; me stesso; personale; individuale; fare qualcosa da sé; se stesso.

Dunque, Rue-sii Dat Ton ฤๅษี ดัด ตน che in thai si pronuncia: rí-sĕe dàt dton[11] vuol dire: fare gli esercizi dei Rishi, praticare la ginnastica dei saggi, allenarsi, tenere in esercizio il proprio corpo, esercitarsi. In pratica fare lo stretching come lo facevano gli eremiti, gli asceti e gli antichi maestri indiani! Semplice vero?

Cristina Radivo. (29 Set, 2008)

[1] Nûad phaen Börarn: massaggio thailandese tradizionale.

[2] http://kantoke.com/history.html Tipica cena thai con spettacolo di danze e musiche tradizionali.

[3] http://it.wikipedia.org/wiki/Trascrizione_e_traslitterazione

[4] http://it.wikipedia.org/wiki/Rishi , http://en.wikipedia.org/wiki/Rishi

[5] http://en.wikipedia.org/wiki/Vedic_period

[6] http://en.wikipedia.org/wiki/Rigveda

[7] Dizionario della Sapienza Orientale, ed. Mediterranee, Roma 1991

[8] loanword: barbarismo. Grande Dizionario Hazon-Garzanti 1966

[9] http://en.wiktionary.org/wiki/rishi

[10] http://www.thai-language.com

[11] http://www.thai2english.com/dictionary/27905.html

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