Tamġa: la scrittura delle steppe

Bangkok o Bankoc?
1 Settembre 2021
Massaggio Thailandese
La Spiritualità del thai massage
21 Ottobre 2021

Tamġa: la scrittura delle steppe

Tamġa

La scrittura delle steppe

di

ERMANNO VISINTAINER

Tamġa è voce turca, presente anche in mongolo con la forma omofona tamga e la variante temdeg[1], oltre che in varie lingue attigue: dal russo al ceremisso[2]. La studiosa tedesca, A.Von Gabain, la inserisce nel lessico della sua grammatica di turco antico, accostandola, dal punto di vista del significato, al sanscrito, mudrā[3]: sigillo, indi marchio di proprietà. Il russo G.G.Levin la riporta come voce presente nelle epigrafi dell’Orkhon (VII secolo)[4].

L’origine di questi simboli si perde nella notte dei tempi. Di fatto l’attestazione più remota, di poco antecedente, in cui compare il termine in forma derivata, è un’iscrizione, detta di Ačura, proveniente dalla regione di Abakan, che è parte delle epigrafi più antiche dello Yenisey. Dove si legge:

yirdeki tamqalıġ yïlqï bungsïz erti
il suo bestiame marchiato sul territorio era illimitato [5]

In generale la parola si riferisce ad un tipo di marchi, di simboli e di pittogrammi utilizzati dalle popolazioni nomadiche eurasiatiche. Anticamente i tamġa erano l’emblema di una particolare tribù, clan o famiglia. Erano comuni fra gli Sciti, i Sarmati, i Köktürk o Turchi Celesti, i Khàzari, gli Uiguri e gli Alani. Popolazioni sedentarie confinanti talvolta adottarono tale simbologia. Ad esempio, il tridente stilizzato usato da governanti Rus’, fra cui Yaroslav I di Kiev, potrebbe avere scaturigine da simili emblemi tribali in uso fra i Khàzari.

In verità il termine tamġa designa anche ad una tipologia di petroglifi di vasta diffusione nel continente eurasiatico. Si estendono, infatti, dalle regioni dell’Ordos nell’attuale Mongolia interna, e attraversando gli immensi spazi eurasiatici, giungono fino al Caucaso ed alla Transilvania. Il termine pertanto assume un’accezione più estesa. Alcuni studiosi, sono dell’opinione che l’alfabeto köktürk o alfabeto antico-turco, denominato anche “scrittura orkhonide”, dal nome del fiume, l’Orkhon, che scorre a nord della Mongolia, presso le cui rive fu rinvenuta una prima iscrizione, abbia avuto la propria scaturigine dai tamġa [6]. Oltre ad iscrizioni, esistono anche dei testi, come ad esempio l’enchiridio oracolare dell’Irq Bitig, un libro di presagi scritto nel 970 in questi caratteri.

Il problema riguardo all’origine di questa grafia è controverso. Una delle ipotesi accreditate è quella secondo cui il modello ispiratore di questa scrittura sia di tipo semitico-iranico.

Lars Johanson a tale proposito suggerisce che, nonostante l’influenza semitico-sogdiana l’artefice di quest’alfabeto cercò di renderlo più adatto ai gusti nazionali dei turchi ispirandosi ai tamġa[7].

Anche gli studiosi turchi, Muharrem Ergin e Hüseyin Namık Orkun, ipotizzano una genesi autoctona di tale alfabeto[8]. Analizzando i grafemi di cui è composto: “q”, Ok, ok, la freccia, “Y”, Y, yay, l’arco, “s”, S, süngü, il pugnale “T”, T, taġ, il monte “b” B, ev la casa, postulano un’evoluzione procedente dai tamġa, che passa attraverso le fasi del pittogramma, dell’ideogramma e del fonogramma per giungere fino alla lettera alfabetica.

Una testimonianza degna d’attenzione è quella del pellegrino cinese玄奘– Xuán Zàng o Hsüan-tsang (metà del VII. secolo), il quale ci riferisce che prima dei Turchi Celesti anche gli Unni Bianchi o Eftaliti possedessero una scrittura simile. Mentre, secondo lo storico Menandro, nel 568, lo Yabgu (vicerè) dei turchi Istämi, scrisse con grafia scitica una lettera all’imperatore bizantino[9]. Ciò che intendeva Menandro con il termine “scitico” era köktürk, ma è indubbia l’associazione del termine con la denominazione di questa popolazione iranica che dominò gli orizzonti asiatici prima dell’avvento dei turchi. Del resto, vista la preponderante influenza iranica sul lessico delle lingue turche anche in questa fase antica, non si possono certo escludere delle contaminazioni.
http://en.wikipedia.org/wiki/Xuanzang

Va certamente menzionata, a questo proposito, la presenza di iscrizioni di questo tipo, risalenti al VI-VIII sec. d.C, nell’Europa orientale. Esse provengono dalla Transilvania e sono genericamente chiamate “Scrittura sicula a tacche”o Székely rovásírás, attribuite ad enclave di Àvari, insediatisi nella zona. Lo studioso ungherese Róna Tas András, riferendosi ad una di queste: l’iscrizione di Szarvas, né dà la definizione di: “Iscrizioni dell’Europa orientale, che stanno a metà strada tra il germanico Futhark e la scrittura runica turca”[10].

Un esempio di tamġa oghuzi, da Oghuz Khan, l’eroe eponimo dei turchi oghuzi:

tratto da: http://en.wikipedia.org/wiki/Image:Tamgalar.jpg
vedi anche: http://www.omniglot.com/writing/orkhon.htm

Questo articolo è stato pubblicato sulla rivista  VoxPopuli www.vxp.it
in occasione della chiusura della mostra “Ori dei Cavalieri delle Steppe” e del convegno di musica, poesia e cultura:

Castello del Buonconsiglio di Trento

mercoledì 24 ottobre 2007 – dalle ore 20:00 alle ore 21:45

L’autore:

Dott. Ermanno Visintainer Laureato in lingue e letterature orientali presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia. Turcologo, ha seguito corsi d’approfondimento in loco, di varie lingue, fra cui mongolo e cinese. Collaboratore scientifico di lingua e letteratura ciagataica per riviste specializzate nazionali. Ha avuto recensioni all’estero. È stato membro co-fondatore del Centro Studi Vox Populi.

Dott. Ermanno Visintainer – Pergine Valsugana, Trento – erenvis@yahoo.it
Asokananda’s Authorized Teacher senior
ritorna ai pizzichi…

[1] D.Tömörtogoo,  A Modern Mongolian-English-Japanese Dictionary 现在蒙英日辞典 , Tokyo 1977.

[2] Lingua uralica.

[3] A.Von Gabain, Alttürkische Grammatik, Wiesbaden, 1974, pg. 366.

[4] G.G. Levin, Leksiko-semantičeskie Paralleli Orkhonsko-Tjurkogo i Jakutskogo Jazykov, Novosibirsk 2001, pg. 177.

[5] Hüseyin Namık Orkun, Eski Türk Yazıtları, Ankara 1994, pg. 544.

[6] M.Ergin, Orhun Abideleri, İstanbul, 1992, pp. 145-149. Un altro studioso è Fuad Köprülü, in Türk Edebiyatı Tarihi, İstanbul 1981, p. 28,

[7] Lars Johanson, Alttürkisch als dissimilierende Sprache , Mainz, 1979.

[8] M.Ergin, op.cit. e Hüseyin Namık Orkun, op.cit.

[9] Andrea Csillaghy, Elementi di Filologia Uralica e Altaica, Ed. Cafoscarina.

[10] Róna Tas András, A magyarság korai története, pp. 303-304.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *